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Pubblico o Privato? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 21 Febbraio 2011 20:22
Capita molto spesso di sentire una sorta di ritornello in cui si dichiara che il privato sarebbe molto più efficiente del pubblico; questa affermazione induce a credere che affidare ad aziende private la gestione di beni e servizi pubblici possa essere il rimedio per tutti i mali.
 
La maggior parte di noi, sia che lavori in aziende private, sia che eserciti la libera professione o che gestisca direttamente un’impresa, sa benissimo che è necessaria la massima efficienza per ottenere risultati apprezzabili, per cui si dovrebbe supporre che in ogni azienda privata funzioni così.
 
Ma c’è una variante da tenere in debita considerazione: le nostre aziende si confrontano quotidianamente in un regime di libera concorrenza. Dunque, la frase corretta dovrebbe essere “Il privato è più efficiente ed otterrà risultati ottimali in termini di servizi se agisce in un mercato che tuteli la libera concorrenza”. L’azienda privata, in un regime di monopolio, tende ad ottenere, invece, maggiori vantaggi per sé stessa a scapito dell’erogazione dei servizi.
 
Le aziende affidatarie di servizi pubblici ricevono ogni mese quanto stabilito dalla convenzione per la durata della stessa (solitamente dai 3 ai 5 anni; in alcuni casi anche di più), spesso indipendentemente dalla qualità del servizio offerto.
 
Una volta ottenuto il servizio non si sentono più obbligate ad offrire prestazioni migliori e se l’Ente che paga non è presente ed attento possono concentrarsi esclusivamente sul contenimento dei costi di gestione.
 
Dunque, solo per proporre alcuni esempi, un gestore privato dell’illuminazione pubblica potrebbe non effettuare il cambio programmato di tutte le lampadine ma cambiarle solo quando si guastano: tanto sa benissimo che nessuno controlla! Un fornitore privato del servizio rifiuti potrebbe diminuire il personale preposto e ridurre da tre ad uno i giri di raccolta di una singola tipologia di rifiuto, smaltendo tutto in discarica: tanto sono i cittadini che pagano per ogni chilo di indifferenziato che finisce in discarica, mica l’azienda!
 
Ma magari possiamo anche proporre altri esempi, come l’ombreggio: ovvero quella situazione per cui un soggetto utilizza uno spazio che è di tutti per espletare una legittima attività ma che dovrebbe comunque portare in cambio un minimo ritorno alla collettività. Chi è titolare di una concessione di questo tipo potrebbe non effettuare la pulizia, seppure prevista dai regolamenti, della spiaggia libera adiacente al proprio stabilimento: conterebbe sul fatto che a nessuno salta in mente di ritirargli la concessione!
 
E’ ovvio che il privato, non dovendo subire il naturale controllo che esiste in un mercato di libera concorrenza e non temendo il controllo da parte di coloro che considerano la cosa pubblica come cosa di nessuno, tira l’acqua al suo mulino. E chi non lo farebbe?
 
Affidare servizi a privati, ponendoli in condizione di assoluto monopolio, senza predisporre adeguate verifiche sulla qualità e quantità delle prestazioni fornite e sull’effettiva realizzazione di quanto previsto in convenzione produce, a nostro avviso, danni molto maggiori della cronica inefficienza attribuita alla gestione pubblica.
 
Città Attiva ritiene che chi amministra la cosa pubblica debba tirare l’acqua al mulino della collettività. Ciò naturalmente non significa pregiudicare la naturale propensione delle aziende a voler trarre profitto dalla propria attività d’impresa, tuttavia ad un profitto concesso devono corrispondere servizi adeguati. Gli amministratori dovrebbero capire che essere eletti significa curare gli interessi di tutta la collettività, non solo quelli di chi li ha votati o, peggio ancora, di coloro che per secondi fini hanno lavorato per farli votare.
 
Se l’azione degli amministratori non è rivolta verso questo obiettivo si tradiscono tutti gli elettori.
 
Orbene, come si ottiene un obiettivo simile? Non ci stancheremo mai di ribadire che occorre definire fin dalla stipula dei contratti un sistema di penalità tale per cui sia più conveniente al privato il soddisfacimento degli standard richiesti che rischiare di incorrere in esse. Per garantire questo, ovviamente, devono essere  investite e responsabilizzate delle figure preposte alla costante e puntuale verifica delle prestazioni erogate.
 
Quanto espresso dal nostro Consigliere Alduino Tommolini attraverso i lavori della Commissione di Controllo e Garanzia sulla gestione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani rappresenta concretamente quali sono le azioni che un amministratore coscienzioso ed animato dalla diligenza del buon padre di famiglia  deve compiere per fare in modo che le cose funzionino bene. Un esempio puntualmente disatteso dai nostri amministratori, che pure avevano sottoscritto i lavori di quella Commissione, e che altro non hanno saputo fare se non inserire in convenzione una cifra irrisoria come premio per il raggiungimento di un ancor più misero obiettivo, ovvero il 50% di differenziata. In questo modo essi non hanno minimamente tenuto conto di quanto raccomandato dalla Relazione Consuntiva che quella commissione ha prodotto e recapitato a tutti i membri del Consiglio Comunale e il risultato è che un’azienda che impiega un solo dipendente per mezzo invece di due, come espressamente richiesto dalla convenzione, risparmierebbe molto di più della cifra prevista come premio.
 
Ma si sa, a lorsignori questo interessa poco: in definitiva a loro basta dire che “lo hanno ereditato dalla precedente amministrazione”, per sentirsi a posto con la coscienza e guai a migliorare qualcosa apportando delle modifiche! Ragionando in questa maniera è facile immaginare come i guasti e le distorsioni amministrative si siano accoppiati spesso nel corso degli ultimi tre decenni generando i problemi che sono sotto gli occhi di tutti e che, a dispetto di quello che vorrebbero metterci in testa, sono tutt’altro che irrisolvibili. 
 
Purtroppo a Martinsicuro molti politicanti “esperti” sentono di essere in un regime di libera concorrenza solo durante le tornate elettorali per cui danno il massimo per ottenere il maggior profitto possibile in termini di voti per poi tornare ad esprimere mediocrità nell’attività amministrativa consapevoli di essere in presenza di una realtà amministrativa che non permette alle minoranze di essere incisive e di cittadini fiduciosi che mai potrebbero sospettare quanto la loro buona fede spesso venga tradita. 
 
L’importante è non far sapere al … pubblico … come si agisce per favorire il  …. privato.
 
 

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