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Scritto da Administrator
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Martedì 07 Settembre 2010 20:01 |
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Sono un componente del Direttivo di questa Associazione e voglio raccontare l’ennesima esperienza che non depone a favore di chi amministra Martinsicuro.
Lunedì 30 Agosto 2010, intorno alle 19.30, tornavo da San Benedetto sotto una pioggia torrenziale. Superfluo soffermarsi sui livelli di traffico decisamente stratosferici, ingigantiti dalle condizioni del tempo oltrechè dalla ormai famigerata rotatoria della SS 16 che assorbe le tre principali direttrici di snodo della viabilità Marche - Abruzzo.
Il sottopasso di via Roma aveva retto bene all’urto delle piogge, ma in compenso lo scenario offerto dalla nostra città si presentava decisamente surreale. Le vie cittadine, infatti, oltre ad essere rese desolate dalle intemperie climatiche, erano immerse in una tetra oscurità.
Per non prestare il fianco ad una valutazione parziale ed incompleta, mi sono spinto fino al tratto sud di via Roma. Nulla… Tutto avvolto nel buio.
A questo punto (erano le 19.50), spinto dal mio senso civico e ricordando il commento di un inguaribile ottimista ad un nostro post sull’argomento, ho sentito la necessità di chiamare il numero per le emergenze della publiluce, toccando con mano (se mai ce ne fosse ancora bisogno) la pochezza e la scarsa lucidità di tutto l’apparato che esprime il suo terminale in chi è preposto a rispondere al numero di cui sopra (mi risulta che tutte le procedure di segnalazione delle anomalie siano diventate molto più farraginose rispetto agli inizi dell'affidamento. Sic!!!).
Dopo aver chiesto per quale motivo i lampioni fossero ancora spenti, vista l’imminente oscurità, mi sono sentito rispondere: “Sono ancora programmati per l’orario estivo. E comunque, se per lei è notte vuol dire che si trova in un altro fuso orario!”.
Di fronte a questa inequivocabile dimostrazione di padronanza della situazione, ho provato a rilanciare le mie rimostranze ottenendo la seguente, perentoria presa di posizione: “Se lei vuole fare polemiche, sappia che non ho tempo!”.
Dopo aver constatato la scarsa duttilità del nostro ho deciso di soprassedere in maniera piuttosto piccata. Volete sapere come mi ha salutato il buontempone?
Con un nervoso ed improbabile “Buongiorno!”
Di fronte ad episodi di questo tipo e vedendo che nulla cambia (in meglio) nell’assetto del nostro territorio, mi viene in mente una frase molto cara a mio nonno: “Guarda l’aia e stima il contadino!”
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