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Lettera aperta agli amministratori di Martinsicuro PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo   
Martedì 10 Agosto 2010 11:02

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Egregi Amministratori,
il nostro è un paese senza più regole, vuoto, che manca di una rete sociale e comunitaria che lo contraddistingue. 
La gente, almeno quella presente sul territorio da generazioni, pur rivendicando il diritto di essere rappresentata degnamente, è addormentata nel "sonno" di questo susseguirsi di amministrazioni che di fatto non amministrano. Siamo diventati espressione di un PAESE MUMMIFICATO, senza spina dorsale per difendere l’economia del presente e, ancora peggio, senza progetti per il futuro.
Il futuro rubato a Martinsicuro è rappresentato anche dallo scarso sviluppo turistico sempre prospettato ma mai realizzato, ma soprattutto in un quadro generale che non offre prospettive confortanti.
Martinsicuro, negli anni ottanta, aveva ipotecato il suo sviluppo sul turismo, rinunciando per questo a qualsiasi velleità di tipo industriale, ma proprio il turismo è stata una delle tante occasioni perse. Martinsicuro sarebbe dovuta diventare un'area di notevole interesse turistico laddove un’adeguata ricettività alberghiera, in sintonia con il paesaggio, avrebbe dovuto accogliere gli amanti del mare, del sole e della tranquillità con un indotto che ruotasse attorno a questo quadro. Nulla è stato mai realizzato se non appartamenti e solo quelli. Si tratta di un tema, quello dello sviluppo socio - economico del territorio, che trova sempre la sua giusta collocazione in qualsiasi programma elettorale, una passerella per promuovere il candidato di turno, una strategia per far ricordare facce e nomi ed appagare la bramosia dei politici, un modo per dare visibilità a qualcuno e spartirsi quel poco di risorse economiche che ne derivano. Infatti mi sono sempre chiesto a cosa servono, quali risultati hanno prodotto, quale coinvolgimento sociale producono giacché il tutto si svolge in “camera caritatis”, lontano da quelle che sono le reali esigenze dei cittadini.
Eppure gli anziani del paese possono raccontarci di un passato pieno di storia, di vivacità e di aggregazione, di spirito di comunità, di una rete sociale forte tra i compaesani, di politici locali illuminati. Si potrà dire altri tempi ed altri momenti storici, ma Martinsicuro, più degli altri comuni del circondario, è rimasto fermo al passato. Il presente e il futuro gli sono stati rubati. Se si parla con la gente comune, gli avventori dei bar, i giovani e i meno giovani che fanno sosta in piazza Cavour è facile sentire le lamentele di decenni di amministrazioni pressoché assenti, attente solo a commissionare consulenze e progetti onerosi ai soliti noti.
Forse oggi progettare un futuro è un tema “troppo impegnativo” per l'attuale amministrazione. Forse è il ricorrente “momento” congiunturale nazionale che non permette ai comuni di programmare un qualsiasi sviluppo socio - economico degno di questo nome. Forse sono le esigue casse comunali che non permettono una pianificazione del territorio. Forse la colpa non è solo degli amministratori. Forse la colpa è anche di noi cittadini. Forse...
Ma come la mettiamo quando a non funzionare è l'ordinaria amministrazione? O, per meglio precisare, come la mettiamo quando a non funzionare sono quei servizi il cui costo è ZERO sia in termini di risorse economiche che umane e, per di più, sono di esclusiva pertinenza degli amministratori locali? 
E’ proprio così, signori amministratori, io, come tanti altri cittadini, non mi lamento più del futuro che non c’è, mi lamento del presente, dell’ordinario. Tutti invocano il cambiamento ma nei fatti nessuno cambia. Tant’è che a Martinsicuro è impossibile distinguere un’amministrazione di destra da una di sinistra: il risultato è sempre lo stesso. Questione di cultura e... di teste, giacché molte di queste teste le trovi ora a destra ora a sinistra da 40 anni.
Quindi, a prescindere dal colore politico, sono sempre le stesse teste che si rinfacciano la cattiva amministrazione pregressa, i progetti mai realizzati ma profumatamente pagati, l’anarchia sociale che regna nella cittadina. E lo fanno in una sequela interminabile di manifesti dove si rimbalzano le responsabilità, anche a costo di clamorosi autogol!
 
Ma è proprio così difficile per un amministratore dotato di semplice buona volontà di redigere un Piano traffico utilizzando il personale dipendente del Comune, senza dover pagare parcelle a nessuno? In fin dei conti si tratta di Martinsicuro e non di Milano. Fare le strisce pedonali in modo che non durino una settimana, magari utilizzando materiali e tecniche alternative; evitare di ridurre le strade vicine al centro cittadino come quelle ben note dei quartieri spagnoli o via dei Tribunali a Napoli, evitare di affiggere manifesti per la cittadina in maniera selvaggia e non controllata, far rispettare i divieti di sosta e soprattutto il rosso dei semafori.
Oggi, come allora, vi si parcheggia normalmente nonostante i divieti di sosta e nonostante i Vigili siano gli stessi nelle persone e nei numeri. Per coerenza e credibilità avete solo due possibilità: o togliete i divieti o multate TUTTI i trasgressori; far capire ai furbi di turno che i posti auto riservati ai disabili sono VERAMENTE riservati ai disabili. Tenere sempre pulita la fontana di Piazza Cavour divenuta ricettacolo di immondizia, evitare che i tempi per la realizzazione “vitale” del sottopasso di via Colombo, diventino gli stessi che occorrono per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina. Provvedere ad una decente manutenzione dei marciapiedi e delle strade e non risolvere il tutto in una manciata di catrame o di cemento grossolano, nella migliore delle ipotesi. L’elenco potrebbe continuare all'infinito, passando anche per i rifiuti, ma mi fermo qui. Come potete constatare sono tutte cose che si possono tranquillamente realizzare, basta un poco di buona volontà e un pizzico di amor proprio e di rispetto nei confronti di questa Città e dei suoi pazienti Cittadini, in fondo è a loro che dovete il posto che occupate. I costi, quando ci sono, sono veramente irrisori. Ma siamo talmente abituati a non vedere nulla di nuovo che anche una semplice manutenzione ordinaria di una fontana, come quella di Piazza Cavour può diventare un fatto epocale. Lo so, è difficile amministrare, per chi non ha le qualità per farlo. Comprendo. Ma se si vuole veramente migliorare la nostra Città allora dovete guardare in prospettiva, ma soprattutto dovete guardarvi dentro e, dopo aver valutato i possibili danni, lasciare il posto a qualcuno magari in grado veramente di risollevare le sorti di questo nostro, amato paese. Capire e far capire ai concittadini che il futuro esiste, e che tutto si deve muovere perché questo futuro sia migliore del presente e ancora che il futuro si costruisce giorno dopo giorno, incominciando dalle piccole cose, dalla ordinaria amministrazione per l’appunto. Questo lo si può ottenere solo con l'impegno di tutti, cominciando con il rispetto degli altri ed una efficace garanzia del rispetto delle regole. 
All’inizio l’abbandono delle cattive abitudini radicate sarà duro, ma sono convinto che a distanza di tempo un modo siffatto di concepire la gestione del bene comune non potrà che essere ricordato in positivo proprio per quello che avrà creato di nuovo, di equo, di giusto, nell’esclusivo interesse della collettività e non del singolo. Vogliamo amministratori giovani, non solo anagraficamente ma anche per apertura mentale, liberi di guardare tutti a testa alta, con lo sguardo di chi è consapevole di lavorare secondo coscienza, con la speranza e la fiducia di poter lasciare qualcosa di buono ai figli di questa terra. 
 
Chiediamo ai Cittadini di volersi fidare per una volta dei “giovani Martinsicuresi”, delle loro capacità, di dare credito a Cittattiva ed al suo modo di concepire e vivere il proprio paese nell'interesse di tutti.

Martinsicuro, 9 Agosto 2010
 

Commenti  

 
#1 il secondo paolo 2010-08-10 15:47
"...il nostro è un paese senza più regole, vuoto, che manca di una rete sociale e comunitaria che lo contraddistingu e..."

Trovo esemplare che questa frase sia stata scritta proprio oggi, a un anno esatto dalla tragedia del giovane Antonio De Meo... sembra quasi che nessuno se ne sia ricordato, da una parte e dalle altre... almeno in via ufficiale.

Scusate l'OT.
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Il bambino è fatto di cento.

Il bambino ha cento lingue, cento mani, cento pensieri,

cento modi di pensare, di giocare e di parlare,

cento sempre cento modi di ascoltare, di stupire, di amare,

 cento allegrie per cantare e capire,

cento mondi da scoprire, cento mondi da inventare, cento mondi da sognare.

Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento)

ma gliene rubano novantanove.

La scuola e la cultura gli separano la testa dal corpo. Gli dicono:

di pensare senza mani

di fare senza testa

di ascoltare e di non parlare

di capire senza allegrie

di amare e di stupirsi

solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:

di scoprire il mondo che già c'è e di cento

gliene rubano novantanove.

Gli dicono:

che il gioco e il lavoro

la realtà e la fantasia

la scienza e l' immaginazione

il cielo e la terra

la ragione e il sogno

sono cose che non stanno insieme.

Gli dicono insomma

che il cento non c'è. Il bambino dice:

invece il cento c'è.

(Loris Malaguzzi)

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