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Giovedì 01 Aprile 2010 08:35 |
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Le Elezioni Regionali appena archiviate, sebbene abbiano interessato in misura marginale il nostro territorio, meritano una breve riflessione. Spentasi l’eco trionfalistica da una parte ed auto assolutoria dall’altra, riteniamo che il dato più significativo emerso sia riconducibile alla debolezza progettuale dei due principali partiti nazionali, nonché alle posizioni, in molti casi di comodo, assunte dagli altri due soggetti politici (Idv e Udc nello specifico).
L’intelligenza programmatica sacrificata sull’altare del fuoco incrociato è stata percepita dai Cittadini che hanno inteso rafforzare i livelli di disaffezione dilatandoli da un fisiologico 27% ad un più robusto 35%. Per altro verso, il comune denominatore di questa situazione è legato alla straordinaria espansione della Lega (non si continui a parlare di voto di protesta: ormai siamo di fronte ad un consenso stratificato espresso con discreta cognizione di causa) come pure ad una importante presenza marcata dalle Liste Civiche. Uno dei pochi aspetti positivi della consultazione di domenica scorsa, deve essere individuato nella freschezza propositiva messa in campo da persone valide (ecco perché insistiamo su questo tema) che sono state premiate dall’Elettorato per aver saputo intercettarne le istanze senza ricorrere alla stanca logica delle ideologie. Ed allora riteniamo doveroso salutare con simpatia l’attivismo affidabile di Zaia e di Scopelliti come pure le ottime capacità di lettura delle istanze civiche che hanno determinato il successo di Vendola in Puglia e della Marini in Umbria. L’Italia ha bisogno come il pane di queste energie nuove che, almeno fino a questo momento, hanno dimostrato di anteporre la buona amministrazione alle rigidità ed all’ortodossia dei partiti. Per rinascere, la politica deve saper coniugare la conoscenza del territorio con il civismo e la vicinanza ai problemi reali della quotidianità. Anche se ancora storditi dai rumori molesti generati dalle solite, improduttive contrapposizioni che hanno contrassegnato la campagna elettorale, si scorgono importanti segnali. E’ bene continuare a crederci.
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Commenti
Ho provato a resistere, ma il taglio oggettivamente analitico del commento (senza "partito" preso) è troppo invitante.
E riparto da dove lasciai tempo fa: ancora non riesco a capire come Città Attiva non abbia preso al volo l'occasione Lega Nord. Per favore, lasciamo da parte le motivazioni di facciata del tipo "quella è Nord e noi siamo Sud". La politica non si fa con il nominalismo, ma con la capacità di saper sfruttare al meglio ogni potenziale occasione di supporto alle istanze del proprio Territorio... almeno per chi intende la politica come uno strumento che debba ormai liberarsi di antistoriche zavorre ideologiche.
La Lega Nord rappresentava allora (secondo me ancora adesso) un'opportunità storica: la possibilità di avviare un progetto politico territoriale - non dimentichiamoci che il federalismo è, per l'Italia, una strada obbligata - in chiave originale e mirata sulla vocazione socio-economica abruzzese, sfuggendo alla necessità di doversi creare "ad hoc" il solito partitino che poi si ritrova semidistrutto dalla prima consultazione elettorale. L'occasione Lega Nord stava (secondo me sta ancora) nella possibilità più unica che rara di "surfare" l'onda montante di un partito (preferisco federazione politica) di governo e quindi con massima visibilità, in un territorio in cui questo movimento non aveva ancora nè gerarchie, nè strutture costituite; e quindi nemmeno clientele e centri di potere a cui dover rendere conto. Senza dubbio la scommessa da fare era molto ardita: coniugare con la propria realtà lo schema fondamentalment e anti-partitocratico della Lega Nord. Ardita per tanti motivi che non sto qui ad elencare... ma comunque possibile!
Ora stanno uscendo fuori anche i "Grillini", sull'onda della delusione politica dell'IdV (sclerotizzato ormai sull'anti-berlusconismo). Ben vengano, e ben venga anche il forte astensionismo: maggiori opportunità di "reset" politici, con conseguente crescita della percezione collettiva che il bipolarismo di tipo ideologico abbia già fatto il suo tempo.
Il primo riguarda il tipo di movimento politico che è la Lega.è noto che il carroccio trae la forza dalle sue amministrazioni locali,molto efficienti perchè molto vicine al popolo.ma a mio avviso la Lega a livello parlamentare è abbastanza inconcludente,d ato che non ho notizia di cambiamenti epocali anche riguardo alle tematiche con le quali ha fatto più breccia negli elettori,vedi immigrazione (nenache l'accordo tra Silvio e il colonnello libico è stato molto fruttifero,senz a contare l'incostituzional ità del reato di immigrazione clandestina) e soprattutto sui temi macroeconomici nei quali non vedo molta competenza.
Detto questo, mi permetto di dissentire sul dissenso, e anzi di rimarcare la chiusura del secondo motivo (…meglio soli che male accompagnati…) a mio favore. Andiamo per ordine.
Dire che la Lega deve il suo successo solo alle proprie buone amministrazioni è riduttivo, forse anche offensivo nei confronti dell’elettorato . Anche perché, se la Lega a Nord ha iniziato ad amministrare, lo ha fatto sulla scia di un consenso inizialmente politico. Un consenso politico nato anche dalla propaganda anti-meridionale, è vero; un consenso politico che cresce anche sulla polemica anti-meridionale, è vero; ma la Lega Nord è questo, è l’art.1 del suo Statuto, ossia l’indipendenza della Padania. Concetto che io rimarcai in presenza del Commissario politico per l’Abruzzo, il milanese (100% Lumbard) On. Rondini, quando affermai: “Voi non volete noi, noi non vogliamo voi. Ergo: abbiamo lo stesso obiettivo!”. E in quella occasione l’On. Rondini replicò che non era vero che il Nord non voleva l’Abruzzo, ma che spettava agli Abruzzesi dire alla Lega cosa volevano fare, perché (sue testuali parole): “La Lombardia è dei Lombardi, l’Abruzzo degli Abruzzesi”. E qui s’innesta la potenzialità politica positiva della Lega Nord sul nostro territorio, che va ben oltre la becera polemica terroni-polentoni, nel momento in cui viene a proporsi non come un granitico partito che ti detta le linee politiche, bensì come una federazione politica che funga da collettore macroregionale di varie, e anche differenti, istanze locali. In altre parole (e così arriviamo al “meglio soli che male accompagnati”): nella futura Repubblica Federale Italiana, noi Abruzzesi come vogliamo porci? Come un pezzo di territorio da aggregare a questa o a quella entità federata (qualunque essa sia), o come un Territorio con l’arrogante presunzione di essere la locomotiva politica del Federalismo nel Centro-Sud? Perché, sia ben chiaro, il Federalismo passerà non tanto come scelta quanto come necessità. E passerà anche la Lega. Il problema sta tutto nello scegliere con quali mezzi e con quali persone passeranno. Quantomeno provare a dire la propria al riguardo. Se passerà noi ignavi, ci toccherà o essere l’ultimo vagone del treno padano, o subire il peso demografico del Lazio, o allinearci a un tipo di cultura assistenzialist a tipicamente meridionale ma che, con il coraggio di ammetterlo, in fin dei conti ormai appartiene anche a noi. Mi sento fieramente meridionale: vorrei stare con il Sud, ma con la possibilità di dire la mia su qualche timido tentativo di reale cambiamento.
Avrei qualcosa da ridire anche sul reato di immigrazione clandestina (ho sempre detto in ogni sede e in ogni occasione che l’allogeno è la piaga che manifesta il cancro, ma che il cancro è indigeno) e sugli indirizzi di macroeconomia (dove spesso si confonde la competenza con l’omologazione) . Ma sono confronti che sarebbero costruttivi (nella comprensione di certi meccanismi, certo non nel loro governo che comunque difficilmente ci vedrà protagonisti) solo fra persone capaci di buttarsi alle spalle un desueto ed immobilizzante armamentario intellettuale di stampo ideologico. Ho già più volte testato, per strada, che non è ancora il momento.
Saluti.
Io voglio ancora credere che in cittadine come la nostra sia molto più importante conoscere bene chi prende le decisioni,e sapere che sono arrivati in quella posizione SOLO perchè hanno delle competenze tali per cui possono svolgere le mansioni che li riguardano meglio di chiunque altro.
E' chiaro quindi che per certi versi sono anch'io sulla stessa lunghezza d'onda della riluttanza per le logiche di partito e per le ideologie politiche che mettono i paraocchi e il prosciutto nelle orecchie alla gente.Ed è verissimo,purtr oppo,che nella maggior parte dei casi,per strada,non è ancora oggi possibile verificare che queste caratteristiche siano state,finalment e,abbandonate.
Ritengo che le liste civiche al momento debbano tenersi in posizioni esterne agli schieramenti politici, ma con le antenne ben dritte e pronte a ricevere segnali d'inversione nell'approccio alla politica.
Politica che in futuro non farà più riferimento a categorie ideologiche che, come sovrastrutture imposte, veicolano sul territorio istanze precostituite. Presto non si parlerà più di Destra e di Sinistra, ma di identitarismo e di globalismo. E sarà la realtà quotidiana a imporre tale scelta. Lo sta già facendo. Dove Destra e Sinistra saranno semmai elementi di confronto dialettico e propositivo all'interno di questi nuovi schieramenti, ma non i paradigmi prioritari di intervento sulla realtà del nostro vivere.
E dove le istanze dei Territori acquisiranno valore in quanto tali, e non "rimodellate" in funzione di uno schema di pensiero precostituito.
dopo che ho scoperto che Renzo Bossi,il figlio del ben noto segretario della Lega,è stato prima candidato (primo e gravissimo errore) e poi addirittura votato (secondo errore) come prima scelta nella circoscrizione bresciana,ho davvero capito che la politica nazionale è lungi del porre in essere quel rinnovamento che tutti si aspettano.
Se uno che si è diplomato a 22 anni,dopo ben tre bocciature (nonostante la pesantezza del suo cognome),è degno di sedersi in consiglio regionale,allor a davvero la meritocrazia non esiste.
In questi momenti mi cadono le braccia e mi chiedo cosa sto studiando a fare...
E poi, scusa, il tuo intervento mi pare piuttosto discriminatorio . Cosa vorresti dire? Che non può essere candidabile chi non è riuscito a conseguire il diploma? Oppure che il figlio di un politico se viene eletto e ha la laurea solo allora sei sicuro che papà e/o mamma non l'hanno aiutato?
Permettimi invece di fare un'altra considerazione: in un'ottica federale, se il figlio di Bossi dimostrerà di essere un incapace... cavoli dei lombardi che l'hanno votato!
In un quadro federale noi dovremo rispondere solo delle nostre scelte. Niente più alibi; nè per gli eletti, nè per gli elettori. E sarebbe quasi ora...
per chi ha laurea e competenze, e a maggior ragione per chi ha la licenza elementare e quindi meno competenze.Punto.
Al posto di Renzo Bossi si sarebbero certamente potuti candidare migliaia di persone migliori.
Gli errori vanno corretti a monte; nel caso in questione,alla candidatura.Il discorso sugli elettori è un altro e più complesso.
Qui il fatto è che è venuta fuori l'ennesima prova (se mai ce ne fosse stato il bisogno) che confuta quanto è torbida (almeno per ora) TUTTA la politica a certi livelli.
Il fatto che Renzo Bossi abbia avuto l'indubbio privilegio di godere della scia positiva di suo padre, mi pare una cosa del tutto naturale. Anche io lo farei per mio figlio; tu stesso lo faresti per il tuo. Così come Antonio Tancredi, tanto per restare in zona, si à sicuramente adoperato per il figlio Paolo, il Dottor Gatti per suo figlio Paolo (ultimamente c'è un'inflazione di "Paoli" su questo sito...), Nino Sospiri ha tirato la volata a suo nipote Lorenzo, e così via... Poi, ognuno dovrà dimostrare se vale o meno.
Tornando a Renzo Bossi, trovo del tutto strumentale la polemica che a livello nazionale è stata montata sulla sua elezione, e ti spiego perchè: strafavorito quanto vi pare, è sempre passato per un'elezione a espressione di preferenza che l'ha comunque mandato in un organismo politico di tipo esecutivo e di stretto riferimento territoriale; avesse voluto soltanto sistemarlo, il padre poteva scegliere di piazzarlo, due anni fa, nelle liste politiche dove vige uno schifo di legge elettorale che non permette all'elettore di indicare la sua preferenza. Tra l'altro una legge redatta dalla Lega e dalla Lega stessa definita "porcata", fatta apposta per concedere al Faraone l'opzione di portarsi in Parlamento concubine e collaboratori personali. Ma nemmeno il Faraone sfugge alle leggi della biologia...
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