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Giovedì 12 Novembre 2009 14:24 |
Città Attiva è vicina ai familiari di Emanuele ed all'intera comunità di Alba Adriatica scossa dall' ennesima, efferata, assurda barbarie compiuta dai soliti impuniti criminali.
Con l'occasione, invitiamo i Sindaci di tutti i Comuni costieri della nostra Provincia a non lamentare soltanto possibili ricadute negative per l'industria turistica, ma ad interpretare compiutamente i sentimenti dei Cittadini anche nella prospettiva di avvicinarli maggiormente alle istituzioni. Per rispondere con sollecitudine all'ultimo inqualificabile episodio di violenza ferina, chiediamo loro di attivare con somma urgenza un tavolo operativo con il nuovo Prefetto affinchè vengano poste in essere tutte le azioni necessarie verso il Governo Centrale per il potenziamento immediato degli strumenti di lotta alla criminalità. Non dobbiamo più nasconderci: la nostra zona, per effetto di presenze eterogenee ed inconciliabili tra loro, deve essere considerata ad alto rischio. E chi si insedierà in Prefettura, questo aspetto deve averlo chiaro fin da subito.
Torniamo nuovamente e con più forza a chiedere alle autorità competenti di insediare stabilmente nel nostro territorio una stazione di Polizia e di arginare e combattere la criminalità senza sottovalutare la pericolosità di una costante e continua deriva verso l'illegalità diffusa. Non lasciamo che certi episodi diventino la norma, non lasciamo che i nostri figli continuino a crescere nella paura.
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Commenti
Quello che maggiormente da' fastidio invece è sicuramente questo improvviso interessamento verso la sicurezza del territorio di cui sembrano siano stati pervasi i politici extra comunali a cominciare dall'Onorevole Di Stanislao che sembra abbia vissuto lontano dalla Val Vibrata negli ultimi 10 anni e che ora vuole attivarsi per il posto di polizia in questa zona, certo che deve essere stato molto distratto se nemmeno tutte le polemiche seguite alla lettera di Cittattiva indirizzate ai Ministri Maroni, La Russa e altre autorità varie in cui il grido di allarme verso la preoccupante crescita della criminalità era chiarissimo gli hanno acceso all'epoca una lampadina, speriamo solo che l'eventuale posto di polizia venga previsto sulla costa....e per finire con il vice Presidente regionale Rasicci che invece sembra essere residente ad Alba Adriatica solo per caso visto che sembra stupirsi che una comunità notoriamente dedita ad attività che spaziano dallo spaccio di sostanze stupefacenti al prestito di somme a tassi usurai e che vive in case di lusso guidando auto di lusso senza lavorare nemmeno un ora al giorno dia all'improvviso dimostrazione di quello che tutti i suoi concittadini sanno da sempre...gli zingari ad Alba Adriatica si sentono intoccabili e anche in passato hanno compiuto soprusi su altre persone, soprusi che questa volta sono andati oltre causando morte.
Restiamo in attesa degli sviluppi e speriamo che questo serva da lezione per far capire a chi di dovere che prevenire è meglio che ...dover essere ipocriti dopo che le cose sono successe
come ha detto Fabrizio,non facciamo in modo che Emanuele muoia due volte.la sua prima volta è già stata abbastanza tragica perchè avvenga di nuovo.
Una Comunità che, come "extrema ratio", chiede l'intervento dell'esercito sul proprio territorio è una Comunità che già stringe in mano una penna di fronte a un documento di resa.
L'ha detto Giacio: il primo segnale deve venire dalla Comunità stessa. Gli stessi cittadini devono riappropriarsi del loro Territorio. Come? Abbandonarsi a una reazione congiunturalmen te violenta ma emotiva e quindi di breve durata significa solo peggiorare le cose. La reazione deve essere razionale, costante e misurata sugli scopi che si vogliono ottenere, e cioè far capire a certa gente che non è più aria, che Alba e Martinsicuro non sono terra di nessuno, ma terra di qualcuno. E questo qualcuno è chi lì ha vissuto, vive, vivrà con un ancestrale senso di rispetto - in quanto senso di appartenenza - per quella terra.
Tornare a uscire di casa la sera (e magari ritrovarsela svaligiata al rientro, vabbè), non girare la testa da un'altra parte quando vediamo qualcosa che non va, entrare in un negozio anche noi se notiamo che vi entra uno zingaro o qualcun altro ancora che sappiamo dedito al taccheggio o peggio ancora all'estorsione e all’usura, intervenire se vediamo che in tre si accingono a picchiarne uno. Tanti piccoli atti di coraggio che servono a far capire a certa gentaglia che non possono più contare sulla paura dei cittadini onesti. Iniziare a far serpeggiare nelle loro teste marce il dubbio che far del male a uno significa far del male a tutti gli altri. Distruggere dentro di noi quella deleteria “forma mentis” che ci fa dire, in vile solitudine: “E’ successo agli altri, non a me”. Non dimentichiamoci che vegetano sulle nostre paure. Loro non temono le istituzioni. Per loro la galera non è un problema: a parte il fatto che sanno che dura poco, ma comunque nella loro comunità è un titolo di merito, e non una vergogna come succede invece a noi. L'unica cosa che temono è che le nostre Comunità tornino a essere quello che erano trenta/quaranta anni fa, quando essi stessi non erano quello che sono oggi diventati poiché allora la reazione sarebbe stata immediata.
Quanto detto non significa che lo Stato deve essere escluso dalla reazione. Ma i due aspetti devono necessariamente avere la giusta propedeutica: è lo Stato che va a supporto della popolazione e non viceversa o, peggio ancora, con delega assoluta e unilaterale. Per cui, se le istituzioni non funzionano o malfunzionano, a pagare sono i cittadini.
I Territori non sono mere entità geografiche. Sono vere e proprie entità viventi rese tali dalle Genti che da secoli le popolano. Non è solo questione di legalità. Le presenze allogene (e non solo per etnia e religione!) che rifiutano di fondersi nel destino comune del tessuto sociale su cui provano a innestarsi vanno prima o poi (più prima che poi) affrontate e allontanate, ancor prima che facciano del male. Sarà poi anche più semplice bastonare con auspicabile durezza pure quelle presenze indigene alla Comunità che dovessero però reiterare gli stessi atteggiamenti destrutturanti e distruttivi. Con l’ovvio corollario che a quegli allogeni che dovessero invece dare dimostrazione di rispetto per il Territorio, ebbene a costoro non può che andare il nostro più sincero e caloroso benvenuto.
Ritornando al discorso originario dell’intervento dello Stato. Ho parlato di Territori intesi come entità viventi. E allora passatemi la metafora organica. Quando un organismo vivente viene attaccato da agenti esterni e altri da sé, se non reagisce per primo il sistema immunitario… hai voglia a dargli antibiotici! Prima o poi…
Io ho 22 anni e praticamente ci sono nato con questo senso di pseudo-paura che serpeggia a causa della violenza che è riposta nell'animo di molta di quella gente;ma fortunatamente, per tanti motivi,sono anche nato con una corazza e una testa dura:anche se sono giovane,da sempre ho cercato di incentivare riflessioni sull'argomento,sull'integrazione delle varie etnie,perchè era palese che la cosa sarebbe prima o poi degenerata.Mi dispiace tanto che sia dovuto morire "uno di noi" per movimentare le acque,perchè Emanuele era,tra l'altro,grande amico di miei cugini e il compagno di una amica.Però AL SUO POSTO SAREBBE POTUTO ESSERCI CHIUNQUE,ANCHE QUALCHE NOSTRO FAMILIARE,PURTR OPPO,E QUESTO DOBBIAMO CAPIRLO TUTTI;è morto senza un motivo,e questa è la cosa più tragica,sapere che un'alta percentuale di questa gente riesce ad ammazzare appena perde un granello di inibizione,e forse anche da lucidi.
Il farsi scivolare addosso gli eventi,le mancate prese di posizione della nostra popolazione sono ormai conosciute ad ampio raggio;adesso però BASTA.Non può essere,non voglio credere,che dopo quello che è accaduto ci sia ancora qualcuno che si comporti in questo modo.BASTA CON L'IMMOBILITà.SVEGLIAMOCI.ALZIAMO LA TESTA TUTTI INSIEME.Quantomeno lo dobbiamo ad Emanuele.
E comunque al riguardo avrei qualcosa da aggiungere. Sono uno che a suo tempo ha svolto seriamente il servizio militare. Ebbene, con esclusione della Polizia Militare, vi dico che ai miei tempi (e penso anche tuttora) l'addestramento dei soldati non prevedeva programmi di ordinario controllo dell'ordine pubblico. Per cui se ci si preoccupa delle "ronde" in quanto inesperte e impreparate, ma comunque disarmate, mi pare poi contraddittorio dare delega di pattugliamento armato del territorio a chi è stato addestrato alla guerra e, in tempi di pace, alle sole emergenze, naturali e non. Nessun problema per le naturali; ma per le "non naturali" la militarizzazion e di un territorio è, come già detto, la soluzione ultima.
Io resto della mia idea. Esercito, Polizia, Carabinieri servono, eccome se servono! Ma solo se di supporto materiale a un mutato atteggiamento civico in grado poi di conservare l'equilibrio e il rispetto della legalità quando le istituzioni allenteranno la presa, magari perchè il problema si sta ponendo altrove.
Ma mi pare che, nella sostanza, stiamo tutti dicendo la stessa cosa, e cioè: solo con i cittadini non funzionerebbe, ma non funzionerebbe nemmeno solo con le istituzioni.
PS x Nick: quel "quando" nel primo periodo del tuo intervento è molto pesante. Sei sicuro che non volessi scrivere "quanto"?
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