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Ci sembra al quanto fuori luogo usare termini come spaccatura o terremoto all’interno di un Gruppo per definire le dimissioni di un suo elemento. Si tratta pur sempre di una scelta personale che non rispecchia in alcun modo le decisioni della maggioranza dell’Associazione che resta compatta e determinata nel raggiungimento dei suoi obiettivi. Una scelta che ci può stare, ma che rimane unica, isolata ed a nostro giudizio priva di conseguenze negative.
Chi ha potuto partecipare, facendoci l’onore di intervenire, alle ultime due assemblee pubbliche ha potuto respirare il clima di serenità che invece traspare dagli interventi e dai comportamenti dei componenti l’Associazione. Le dimissioni da membro dell’ Associazione sono probabilmente frutto di una insofferenza latente verso il rispetto di scelte collegiali e della convinzione che le decisioni prese a maggioranza vadano seguite solo se rispecchiano il proprio pensiero.
L’unità e il progetto dell’Associazione Città Attiva sono costruiti intorno a ideali di trasparenza e disinteresse personale. Ideali che accentuano l’amarezza per una scelta che riteniamo dettata dalla consapevolezza che l’intero gruppo direttivo non avrebbe supportato le ambizioni di Tommolini, ambizioni che svuotano e rendono arida la necessità di stare in un gruppo e di condividerne il comune sentire.
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