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Scritto da Paolo Camaioni   
Giovedì 17 Luglio 2008 22:17
Anche se la nostra Città è assillata da problemi annosi ed irrisolti, non possiamo esimerci dall’esprimere una valutazione di principio in ordine ai tristi accadimenti giudiziari che stanno interessando la nostra Regione.

Va premesso che chi scrive non è mai stato ammaliato dalle sirene giustizialiste e che la nostra Associazione ha un rispetto assoluto per la presunzione d’innocenza riconosciuta dalla Costituzione; per cui auspica che il lavoro della magistratura venga portato a compimento avendo come unica stella polare l’accertamento della verità.

E’ incontrovertibile, tuttavia, il giudizio di grave fallimento dell’attuale classe dirigente abruzzese: senza dimenticare che le scelte scellerate in materia sanitaria trovano importanti presupposti nell’azione dei precedenti esecutivi, va rimarcato che la giunta appena decapitata ha impresso un’accelerazione determinante e per molti versi letale a quei meccanismi, che sono figli del consociativismo più odioso e di quella politica che si regge sulla centralità di partiti disposti a reclutare individui privi d’ogni scrupolo e proprio per questo destinati ad implodere prima ancora di assumere una dimensione strutturale credibile. Proprio così: coloro che da un anno a questa parte si sono riempiti la bocca con il decantato rinnovamento, hanno in realtà tradito il mandato popolare ricevuto dall’onesta e laboriosa gente d’Abruzzo.

Chi scrive respira l’aria del Capoluogo Adriatico da 15 anni per motivi professionali e, non essendo accecato dai fumi dell’ideologia, è riuscito a percepire spesso negli ultimi tre anni le dinamiche distorsive che si stavano incuneando come un cancro nel complesso pianeta della sanità, impedendo anche di lavorare ad imprese serie e trasparenti.

L’aspetto più doloroso di questa storia è che i maggiori sacrifici sono stati sopportati dai Cittadini della nostra Regione, che nel 2005 avevano tributato un consenso unanime (58%) ed una fiducia incondizionata a queste eminenze grigie, che, deposti i panni del boiardo di stato o del sindacalista rampante, avevano pensato bene di fare terra bruciata, deprimendo la qualità dell’assistenza sanitaria e costringendo di contro l’intera comunità a sacrifici economici sempre più gravosi per essere curata.

Siamo costernati anche per i nostri vicini di banco in Consiglio Comunale, il cui percorso costitutivo stava conoscendo già i consueti, immancabili ostacoli legati alle divisioni interne non ancora sanate e che dovranno fare i conti, quanto meno, con un’evidente flessione dell’appeal politico dei loro riferimenti regionali.

Ma al tempo stesso, restiamo convinti che la strada intrapresa da Città Attiva, ovvero quella del civismo a tutto tondo, sia quella più valida e maggiormente rispondente alle esigenze della gente. Lontana e distante dai partiti, non giustizialista o garantista in servizio permanente effettivo, ma fortemente realista; attenta al territorio e consapevole della necessità di non seguire i guru della politica urlata e nichilista che sembra trovare terreno fertile nelle piazze italiane anche per effetto di avvenimenti come questo.

Siamo convinti che la verità saprà trionfare, che i colpevoli pagheranno il loro tributo alla giustizia e, soprattutto, saranno allontanati da ogni e qualsiasi carica elettiva.

La nostra Regione, già fiaccata dalle difficoltà economiche congiunturali, nonché dalla contrazione delle commesse e dal disinteresse della politica per la vera occupazione che ha determinato la chiusura di numerose aziende, non meritava di essere precipitata nel baratro anche nel settore che deve garantire il diritto alla salute.

Ora si abbia il coraggio di voltare pagina: l’Abruzzo forte e gentile merita un governo di salute pubblica, espressione autentica della società civile.

La conferenza stampa del Procuratore capo di Pescara Trifuoggi






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